#MeetTheStudents

Riccardo Balistreri, geometra, studente della Laurea Triennale in Tecnologie Agrarie e Forestali è uno dei rappresentanti d’istituto del DiSAA, impegnato a creare network tra gli studenti e a lavorare al suo progetto di impianti acquaponici, nato proprio tra i banchi del DiSAA.  

Raccontaci del tuo progetto. Innanzitutto come nasce questa tua passione?

È nata qui in università. Insieme a me, un altro Riccardo. Circa tre anni fa, ho sentito parlare proprio da Riccardo Volonté di questo nuovo sistema di coltivazione ed è nata in me una grande passione. Da allora siamo diventati inseparabili.

Cos’è l’acquaponica –per i non addetti ai lavori

L’acquaponica è l’unione tra l’acquacoltura e la coltivazione idroponica, ovvero una pratica nella quale le piante vengono coltivate in assenza di terreno, col solo impiego di acqua “arricchita” di tutte le sostanze nutritive di cui i vegetali necessitano.

esempio impianto acquaponico

Una sorta di orto in acqua?

Si con allevamento di pesci. Così, in ottica di economia circolare, i nutrienti fondamentali per la crescita delle piante vengono forniti dall’allevamento del pesce di cui queste sostanze costituiscono i principali prodotti di scarto. Per esempio l’azoto – scartato dai pesci sotto forma di escrezione – viene convertito prima a nitrito poi a nitrato e qui assorbito dalle radici delle piante in coltura che si trovano direttamente immerse nell’acqua.

È una soluzione sostenibile che può dar spazio anche alla coltivazione verticale portando a rendimenti più elevati?

Di fatto si. Pensa che anche la FAO ha redatto un vero e proprio manuale sull’acquaponica evidenziandone la possibilità di incremento della produzione senza l’utilizzo di terreno e spiegando, all’interno del manuale, come costruire un impianto familiare fai da te.

Quindi ricapitolando: non utilizzate suolo, non coltivate, non concimate….quindi inquinate anche poco.

Esatto. È un sistema ad altissima tecnologia che permette di produrre 3-4 volte quanto si produce in agricoltura tradizionale. La coltivazione in acqua è estremamente efficiente e di qualità, al contrario di quello che si possa pensare.

Ma dove lo posso vedere un impianto di acquaponica?

Io e Riccardo ne gestiamo tre.

Dove?

Due a Varese, e uno a Busto Arstizio, vicino a dove abitiamo. Per esempio, domenica 5 dicembre esporremo un impianto dimostrativo del sistema al mercato di Castello Cabiaglio in provincia di Varese.

Ma è veramente cosi facile costruire un impianto acquaponico?

Grazie all’università siamo riusciti ad affinare la nostra tecnica, ogni insegnamento previsto nel percorso di studi ci ha spiegato aspetti differenti del nostro sistema. Abbiamo trovato sostegno anche da diversi docenti come la professoressa Lucia Cavalca (Microbiologia generale e ambientale) e il professor Luca Bechini (Agronomia), i quali con attività di laboratorio e seminari scientifici ci hanno permesso di andare più a fondo nelle nostre conoscenze e cominciare a divulgare ciò che stavamo facendo.

Ah ma quindi è un progetto tutto vostro. Non avete partecipato ad un bando ne avete ricevuto finanziamenti esterni?

No. Per adesso non abbiamo alle spalle nessuno. Il progetto è nato per offrire un’alternativa sostenibile al nostro futuro. Crediamo che i vantaggi dell’acquaponica siano tangibili. Ci piacerebbe l’idea di ampliare il nostro network, partecipare a qualche bando PAC, magari nel 2023. Col nostro sistema possiamo produrre pesce, piante, crostacei, e riqualificare molte zone. Vorremmo diffondere il nostro verbo per trovare altre persone appassionate e che, magari, vogliano sostenerci anche economicamente.

Potreste strutturarvi e creare una startup?

Abbiamo iniziato nel 2019. Per noi il COVID è stato provvidenziale in quanto, studiando e seguendo le lezioni da casa, abbiamo avuto più tempo per dedicarci al progetto. Ben presto ci siamo accorti che stavamo portando avanti qualcosa che era troppo grande per due sole persone: l’obiettivo oggi è di formare un team di professionisti che possa portare avanti quest’impresa per dare una soluzione sostenibile al futuro. 

Siamo andati oltre a ciò che l’acquaponica significasse per noi, giovani agricoltori, e abbiamo cercato di stimolare l’interesse anche di altri aspetti che questo sistema poteva offrire. Anna Valisa è una studentessa di protezione e produzione delle piante presso UNIMI), Luca Giacobazzi è un ingegnere meccanico, poi c’è un biologo marino, un ingegnere chimico, un programmatore elettronico e un responsabile commerciale. Tutte queste persone hanno sostenuto e sostengono tutt’ora aspetti fondamentali di quello che sembra un sistema semplice quando in realtà si tratta di un agro-ecosistema complesso e bilanciato.

Un sacco di professionalità in ballo per un sistema che fai da te ma molto complesso…

Guarda, in ogni esame che affronto trovo risvolti concreti per il progetto di acquaponica. Anche in alcune discipline che mi interessano meno, come per esempio la zootecnia, imparo nozioni importanti per l’acquaponica come per esempio il principio delle 5 libertà degli animali che nonostante non siano obbligatorie per legge, un buon allevatore deve conoscere per assicurare il benessere all’animale.

Cosa vuoi fare da grande?

La prossima estate vado in Erasmus alla WSL, istituto di ricerca svizzero che si occupa delle foreste di protezione e poi vorrei laurearmi in tempo, spero! 

Ma come non fai la tesi sull’acquaponica?

No, il mio cuore appartiene agli alberi. Dopo la triennale vorrei andare all’Università di Padova per continuare la magistrale in Scienze Forestali. Però vediamo cosa succede con l’acquaponica…. L’acquaponica mi fa credere fermamente che esista la possibilità di una svolta sostenibile; ecco perché per me portare avanti questo progetto non significa solamente essere un giovane agricoltore innovativo ma fare la mia parte nel mondo. In più, l’acquaponica è una pratica di forte inclusione sociale. Ottimo per coinvolgere anche anziani o disabili in una comunità. Pensa che a breve partirà un progetto di costruzione di un impianto acquaponico in una scuola proprio perché il docente (tra l’altro agronomo) ha visto il progetto e ne ha capito la potenzialità.

Dovresti preparare un pitch di questo tuo progetto e sottoporlo a UniMi Innova.

Siamo molto fortunati al DiSAA. Abbiamo docenti molto bravi che ci insegnano anche il public speaking. Nel corso del Professor Bechini per esempio, è stato incluso un seminario conclusivo organizzato proprio da noi studenti, in modo da abituarci a parlare in pubblico e ad esprimerci con gergo scientifico.

esempio impianto acquaponico