#MeetTheResearchers

Intervista a Federico Colombo, PhD  in genetica agraria con il Professor Pilu, la cui tesi di dottorato si è aggiudicata il premio Michele Stanca promosso dall’AISSA Associazione Italiana Società Scientifica Agraria.

 

Congratulazioni.

Grazie è stato emozionante.

In più Michele Stanca era un importante genetista, per anni un punto di riferimento nel panorama della ricerca sul miglioramento genetico delle piante coltivate. Per me che mi occupo di genetica agraria è stato un vero onore.

Come si è svolta la cerimonia?

Beh mi hanno comunicato la vittoria all’ultimo. Così sono partito per Bologna e in treno ho preparato una presentazione molto generale di 3 minuti volta a inquadrare la tematica.

Beh un riconoscimento nazionale. Niente male.

Assolutamente sì, una bella soddisfazione devo dirti. In più ci hanno dato un premio in denaro di 300 euro.

Di cosa parlava la tua tesi di dottorato?

Link e tiitolo: “Low-phytate grains to enhance phosphorus sustainability in agriculture: genetic analysis on the low phytic acid1-1 maize mutant”

Spiegaci meglio per noi non addetti ai lavori.

Per semplificare, l’acido fitico è la principale riserva di fosforo nei semi, ma è anche un fattore antinutrizionale perché tende a legarsi ad altri macro e micronutrienti, e non li rende disponibili. Negli ultimi decenni sono stati isolati una serie di mutanti con basso contenuto di acido fitico (non solo in mais, ma anche in orzo, soia, fagiolo,..), che potrebbero essere molto vantaggiosi nell’alimentazione umana e animale. In pratica, in questi mutanti diminuisce l’acido fitico e aumenta il fosforo inorganico, che è molto più assimilabile. Il problema è che abbassando l’acido fitico, si creano una serie di “squilibri” nel seme, che poi determinano alcuni difetti agronomici alla pianta stessa. Ed è proprio su questi difetti che abbiamo provato a lavorare per rendere questi mutanti competitivi e più interessanti per i breeder e gli agricoltori

Come avete impostato il vostro lavoro?

Il Prof Pilu aveva già lavorato in passato su questi mutanti essendo interessato alla tematica nutrizionale, quindi abbiamo cercato di riprendere il lavoro da lui intrapreso. Abbiamo inizialmente pubblicato una review sulla tematica, che mi ha permesso di studiare e di capire a fondo le principali problematiche di questi mutanti. Dopodiché ci siamo focalizzati sui principali difetti agronomici della pianta (come la minore germinazione del seme, la suscettibilità allo stress idrico,..) e devo dire che alla fine siamo riusciti a proporre qualche possibile strategia per rendere questo materiale genetico più competitivo. Alcuni lavori sono ancora in corso perché il plant breeding richiede diversi anni di lavoro, ma sono contento di poterli portare avanti ora con il post-doc

Hai svolto molto lavoro in campo?

Si si. È la parte che preferisco. C’è bisogno di andare in campo per capire a fondo le coltivazioni e le loro reazioni in fase di crescita ma anche nei confronti degli eventi atmosferici.

Hai notato dei cambiamenti nel clima degli ultimi anni?

Ho già fatto 4 stagioni in campo e posso dirti che i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Lo scorso anno abbiamo avuto carenze di acqua incredibili. Ma non solo. Per esempio il mais è una delle colture che è sempre più difficile da coltivare alle nostre latitudini e pertanto siamo alla ricerca di soluzioni. In pratica, c’è da reinventarsi ed è la cosa che mi piace del mio lavoro.

Anche la prof Consonni mi ha parlato di plant breeding e dell’importanza che assume a fronte del cambiamento climatico.

Ce lo ripetiamo come un mantra non per considerarci importanti ma perché in fondo oltre al cambiamento climatico c’è anche la crescita della popolazione e l’obiettivo sarà quello di nutrire sempre più persone.

La ricerca è fondamentale per migliorare la situazione

Nel nostro piccolo e con gli strumenti a nostra disposizione, possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo. Ma c’è bisogno di un approccio multidisciplinare per trattare di tematiche così importanti e ampie, e ognuno deve mettere in gioco le proprie conoscenze

Parlando di futuro, tu dove ti vedi tra 10 anni.

Mi lascio aperte diverse possibilità. Al momento mi gusto quello che sto facendo perché mi piace!

Sei dunque soddisfatto del tuo percorso?

Fino ad ora mi è piaciuto molto. Ho fatto una triennale in Scienze e Tecnologie Agrarie, quella che ora si chiama Agricoltura Sostenibile. Poi in magistrale ho deciso di focalizzarmi sulla produzione e protezione delle piante.

Lo consiglieresti ad un ragazzo delle superiori?

Io ho frequentato il Liceo scientifico tecnologico nella mia città di origine. Sono contento del percorso intrapreso, lo trovo un percorso completo. A me è piaciuta molto la tesi di laurea che ho svolto e questo mi ha indirizzato un po’ nelle scelte future. La prof. Consonni mi ha fatto lavorare in autonomia, ho avuto modo di capire come funziona il laboratorio e come si esegue la raccolta di dati in campo. Poi una parte bella è stata la vita al campus.

Hai fatto amicizia?

Si. Sono stato fortunato ad aver trovato dei buoni compagni di corso che sono tutt’ora miei grandi amici.

E loro di cosa si occupano ora?

Lavorano in ambiti svariati. Ambientale, forestale, chi è rimasto come ricercatore, chi fa l’agronomo. Insomma, forse è il bello di questa facoltà che da parecchi sbocchi lavorativi e con il climate change ci sarà sempre più bisogno di menti fresche e di giovani. Un altro plus di questi ultimi anni è sicuramente l’approccio europeo che stanno prendendo i corsi magistrali erogati in lingua inglese, rendendoli ancora più competitivi.