Le vittime “trasparenti” del lavoro agricolo

L’Osservatorio indipendente del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali DiSAA monitora dal 2008 gli incidenti mortali per ribaltamento dei trattori agricoli, che mediamente sono vecchi e usurati (l’età media dei mezzi è di 27 anni). Nonostante diverse azioni per migliorare la situazione, il numero di vittime non diminuisce, per una serie di ragioni concomitanti. Una soluzione per svecchiare il parco trattori sarebbe attivare la revisione periodica. Tutto è pronto da tempo, ma la situazione non si sblocca. Inoltre, andrebbe organizzata una capillare rete di centri autorizzati per un’efficiente erogazione del servizio.

Presso l’Università Statale di Milano, all’interno del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali è attivo un Osservatorio indipendente, che dal 2008 monitora gli incidenti mortali per ribaltamento dei trattori agricoli. L’Osservatorio è coordinato da uno dei massimi esperti italiani di trattori, il professor Domenico Pessina, che si occupa di macchine agricole da oltre quarant’anni.

Fin dall’inizio, i ricercatori della Statale hanno dialogato con INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, registrando una discrepanza tra i numeri ufficiali e quelli ufficiosi in tema di mortalità agricola. Come lo stesso Pessina afferma: “Visto l’interesse ad andare a fondo alla questione, in università abbiamo fatto svolgere diverse tesi di laurea su questa tematica, e possiamo confermare una notevole e costante differenza tra le cifre ufficiali e quelle reali: il nostro Osservatorio classifica tra 110 e 140 casi all’anno di incidenti mortali per il ribaltamento del trattore, contro i 30 circa che emergono dalle statistiche INAIL”

Questa discrepanza è dovuta alle peculiarità del settore agricolo: i dati di INAIL infatti registrano inevitabilmente solo le unità lavorative decedute che avevano un regolare contratto di lavoro, ma è ben noto che molto spesso le aziende agricole sono a gestione familiare, e coloro che collaborano (spesso part-time) sono parenti, amici, conoscenti, ecc. Quindi, soggetti nella gran parte dei casi non registrati. Dal punto di vista della sicurezza su questo tema, l’obbligo in Italia di installare delle strutture di protezione in caso di ribaltamento per i trattori convenzionali risale al 1974, mentre dal 2006 sono disponibili delle linee guida (redatte da INAIL) per il montaggio di strutture di protezione anche sui trattori datati (si tenga conto che l’età media del parco trattoristico in Italia è di circa 27 anni).

Uno dei problemi, rileva l’Osservatorio, è che a tutt’oggi non è possibile effettuare la revisione di una macchina agricola, anche per la mancanza di una rete capillare di officine adeguatamente attrezzate e omogeneamente distribuite sul territorio italiano, la cui orografia non facilita lunghi spostamenti dei trattori su strada. “Come Centro di Ricerca (di cui l’Osservatorio è parte) ci stiamo proponendo per la revisione, ma per coprire il fabbisogno del nostro Paese servirebbero parecchie migliaia di officine. È infatti impensabile percorrere cinquanta e più chilometri su strada con un trattore (vecchio e probabilmente usurato) per effettuare la revisione” – prosegue Pessina. Considerato che secondo i dati rilevati circa il 30% degli incidenti mortali per ribaltamento da trattore avviene in fase di trasferimento su strada (anche per la differenza abissale di velocità di questi mezzi con le automobili), vien da pensare che tale evenienza comporti parecchi problemi.

Possibile allora ipotizzare una revisione on-site, cioè direttamente in azienda, con strumentazione mobile? Ancora una volta il professor Pessina sottolinea quanto questa opzione si riveli complicata, soprattutto dal punto di vista logistico. “Una delle criticità maggiori dei trattori molto vecchi è la loro efficienza frenante. Se per le automobili i freni vengono verificati a punto fisso su pesanti attrezzature a rulli, ciò diventa oltremodo complicato ipotizzando l’uso di un’attrezzatura mobile. Quindi, il trattore deve essere necessariamente provato su strada. E’ disponibile una superficie idonea in tutte le aziende? Probabilmente no… Ma soprattutto, si riesce ad effettuare le verifiche in piena sicurezza?”.

Queste (ed altre) ragioni impediscono quindi alla procedura di revisione delle macchine agricole di decollare, nonostante a livello legislativo il tutto sia di fatto già operativo. Ciò che talvolta accade è che le Forze dell’Ordine effettuino un controllo e sanzionino il conducente che non è in regola con la revisione del trattore che guida, ma solo perché non ci sono ancora soggetti accreditati per poterla eseguire. Finisce che se l’agricoltore multato fa ricorso, questo ovviamente viene accolto. 

La questione, pertanto, è che da un lato non è ancora a punto l’infrastruttura per effettuare controlli a tappeto sull’intero territorio nazionale, dall’altro sarebbe provvidenziale un significativo svecchiamento del macchinario agricolo italiano. Un fattore decisivo in tal senso, che potrebbe realmente migliorare la situazione, è un finanziamento corposo e costante negli anni.

Qualcosa si è mosso, ma non basta. Da diversi anni l’INAIL stanzia parecchie decine di milioni di euro per il co-finanziamento finalizzato all’acquisto di macchinari agricoli nuovi, molto più evoluti (e quindi soprattutto sicuri) di quelli che vanno a sostituire. Purtroppo, oltre alla necessaria istruttoria documentale preventiva, i fondi vengono assegnati con la formula del “click day”, ovvero a partire da un dato istante, chi prima arriva ottiene i fondi, fino al loro esaurimento. In diverse occasioni la somma stanziata è stata esaurita in pochissimi secondi! A dimostrazione di come il bisogno sia immensamente superiore a ciò che viene offerto (si veda ad esempio la questione dei cliccatori professionisti con esperienza”)

Ora, con il PNRR, di milioni per il settore agricolo se ne attendono 500, ma non sono ancora state definite le modalità con le quali saranno erogati.

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